DESCRIZIONE E STORIA

Si presume che l’Hibiscus Sabdariffa sia originario dell’America Centrale anche se esistono pochi documenti a riguardo, è possibile che la pianta sia stata importata in Africa durante il periodo del commercio degli schiavi e prende il nome dal termine “karkadeb” che nel dialetto etiope indica la pianta d’ibisco con cui viene preparata. Il Karkadè venne importato nella nostra penisola solo allo scoppio della guerra contro l’Etiopia (1935), quando la Società delle Nazioni inflisse all’Italia alcune sanzioni economiche e il governo fascista organizzò il sabotaggio dei prodotti stranieri. Fu così che il tè, prodotto nelle colonie inglesi, venne sostituito con il carcadè (accolto con scarso entusiasmo). Negli Stati Uniti, nel periodo del proibizionismo (anni ’20 e 30), il karkadè veniva usato al posto del vino. In Giamaica, l’infuso di karkadè è la bevanda tradizionale del periodo natalizio. Il Karkadè veniva coltivato, appunto, per ottenere una bevanda dissetante e remineralizzante, allo scopo di compensare le grandi fatiche fisiche a cui queste persone erano sottoposte. Successivamente se ne è perso l’impiego per alcuni secoli ed è riapparso un grande interesse, all’interno delle colonie italiane situate nel corno d’Africa, dove Mussolini decise di aprire nuove vie commerciali favorendo così la riscoperta della squisita bevanda anche in Italia. I fiori dell’ Hibiscus Sabdariffa hanno un colore rosso o verde. Per gli usi medicinali e alimentari viene utilizzato il calice del fiore. La varietà a calice rosso si usa in medicina, la verietà a calice verde, detto anche Karkadè bianco, nell’alimentazione per acidificare i piatti a base di miglio, riso e pesce.

PERCHè BERE KARKADè

Si usa come infuso, è un ottimo diuretico, antisettico urinario; è una bevanda dal sapore acidulo. rinfrescante e dissetante, dal colore leggermente rosso; non possiede principi attivi eccitanti, non contiene caffeina, per cui può tranquillamente sostituire il tè ed il caffè: è digestivo e regolarizza la funzionalità epatica. Il Karkadè è una bevanda antiinfiammatoria, lenitiva, vitaminizzante, utile anche nella stipsi cronica e la presenza degli antociani la rende una pianta angioprotettiva. In forma di infuso è leggermente lassativa. Un tempo il suo consumo era notevole in Italia, dove era annoverato fra i prodotti coloniali provenienti dall’Eritrea che allora colonia italiana. Ora, il suo consumo è particolarmente diffuso in Egitto, dove viene consumato caldo (si ottiene una bevanda dal vago sapore agro) o freddo, per sfruttarne le forti capacità astringenti aiutando a combattere la disidratazione e la sete. Si afferma anche che abbia spiccate capacità regolatrici della pressione sanguigna, grazie al suo effetto diuretico e alla sua capacità di ridurre l’attività dell’enzima di conversione dell’angiotensina, dovuto alla presenza degli antociani. Il karkadè stimola l’attività renale e facilita la funzione dell’apparato digerente. Il consumo della bevanda è utile per agevolare la digestione, eliminare le scorie metaboliche e per combattere la stipsi (per l’azione leggermente lassativa). Inoltre, come tisana, il karkadè possiede proprietà diuretiche ed antisettiche delle vie urinarie.

La presenza degli antociani e dei flavonoidi rendono l’Ibisco una pianta angioprotettiva. Il karkadè, infatti, è un alleato della circolazione: si afferma che abbia capacità regolatrici della pressione sanguigna e molti studi scientifici sono orientati a dimostrarne tali proprietà.Il karkadè sembra essere efficace nell’abbassare e controllare i valori pressori nei pazienti con diabete di tipo 2, pre-ipertensione o in caso di lieve ipertensione, con un ampio margine di tollerabilità e sicurezza. In particolare, alcune ricerche sembrano confermare le sue efficaci proprietà anti-ipertensive, che sarebbero addirittura equivalenti a quelle di determinati ACE inibitori (farmaci che bloccano l’enzima di conversione dell’angiotensina, utilizzati soprattutto nella terapia dell’ipertensione arteriosa). Se assunta in grandi quantità può avere una azione lassativa: alle dosi consigliate non si segnalano effetti indesiderati. Per la presenza delle mucillagini, ha una azione lenitiva , indicata per le pelli infiammate ( si può associare ad altre piante come la malva, l’ippocastano, la calendula). E’ una pianta sostanzialmente sicura, anche se alcune persone hanno riscontrato che, bevendone in grandi quantità, può abbassare la pressione. Si consiglia cautela in gravidanza e durante l’allattamento.

Tutte le informazioni e consigli sopra elencate non vogliono sostituire le competenze mediche.

karkadè in breve

Noi italiani siamo gli unici a bere il karkadè caldo, come se fosse un tè. Nel resto del mondo, il karkadè è una bevanda fresca e dissetante, spesso servita con ghiaccio e con la scorza di qualche agrume. Ha proprietà astringenti e dissetanti, che la rende una bevanda ottima per combattere la disidratazione e la sete ed è uno dei motivi per cui la rende così diffusa nei paesi caldi del pianeta. Il karkadè non contiene ne teina, ne caffeina, quindi non ha alcuna azione eccitante sul sistema nervoso. Stimola l’attività renale ed esercitando una leggera azione lassativa, stimola ed agevola la funzione dell’apparato digerente, rendendola anche utile per combattere la stitichezza. Il karkadè ha inoltre proprietà diuretiche ed antisettiche delle vie urinarie, utili nelle infezioni come le cistiti.

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